Voglio il mio “anno sabbatico”

C’è qualcosa che non va nel mondo del lavoro di oggi.

Ed è abbastanza evidente che la critica situazione economica aggravata da una ancor più critica emergenza sanitaria, ha fatto emergere le falle di un sistema professionale che non funziona. In Italia. Soprattutto per chi come me ha sempre lavorato in autonomia, che non vuol dire né “anarchia” né “precarietà”. Autonomia, insomma. Come un imprenditore autonomo, come chi gestisce un’impresa, un negozio, un’attività commerciale. Ecco. Io gestisco una personale impresa di comunicazione.

Autonomia che fino a poco tempo fa mi garantiva di che vivere. Autonomia che mi ha fatto crescere e maturare, professionalmente. E che mi ha fatto arrivare a quarant’anni credendo di aver investito bene gli ultimi miei 15 anni dopo la laurea.

Ma, evidentemente, non ho fatto bene i conti con un mondo del lavoro che gira alla rovescia!

E allora sapete che vi dico?

Che mi prendo un “anno sabbatico”.

Dicesi… Anno sabbatico, ogni settimo anno, in cui l’antica legge ebraica prescriveva la cessazione del lavoro dei campi, il condono dei crediti e la liberazione degli schiavi ebrei; oggi, anno di congedo retribuito a cui hanno diritto periodicamente i docenti universitari per dedicarsi allo studio e alla ricerca.

Considerando che sono entrata nel mondo del lavoro a 25 anni e adesso ne ho compiuti 40, ho fatto il conto e io ne ho già saltati due di anni sabbatici. No

Mi prendo quel famoso “primo anno sabbatico” che non mi sono presa alla fine della quinta superiore. Ricordo un ragazzo che è partito in InterRail in giro per l’Europa. Un’altra ragazza che ha fatto un’esperienza in Israele all’interno di un kibbuz… E un’altra ancora ha soggiornato in Inghilterra presso una famiglia come “ragazza alla pari” occupandosi dei bambini e ora parla perfettamente inglese. Nel mentre io mi iscrivevo a Giurisprudenza per poi capire, anni dopo, con ottimi voti al termine del corso di studi, che non volevo fare né il notaio, né l’avvocato, né il magistrato, né dedicarmi ai concorsi pubblici.

Mi prendo anche il “secondo anno sabbatico“, proprio quello che non ho preso al termine della laurea. Nel mentre ho trovato subito il lavoro. Anzi, ho iniziato con due. Uno alla mattina e uno al pomeriggio. Giusto il tempo di poche settimane di vacanza.

Mi prendo anche un mio personale “terzo anno sabbatico” che è la somma di tutte le volte che ho rinunciato a miei momenti di tranquillità e di vacanza. Perché bisognava correre dietro al cliente dell’ultima ora.

Sì, credo proprio di essermelo meritato questo “anno sabbatico”… che lo ho deciso di battezzarlo “il mio anno sabbatico ad honorem“.

Tanto se la ruota non gira, non sono certo io a farla girare. Non più ormai. Non in questo momento. Perché è così quello che sta succedendo a me, che di anni ne ho ormai quaranta. Non raccontiamoci frottole. E a tanti altri miei colleghi della mia generazione, anno più anno meno. Proprio noi che dovremmo essere nel pieno della nostra massima espressione professionale.

In quest’anno sabbatico ho deciso che …

  • Anziché lavorare io torno a studiare.
  • Studio, da giornalista, anche se è uno di questi mestieri che nella sua accezione più pura è destinato a “morire” o meglio a “mutare”. Ma è come arrivare a due passi dalla laurea e poi non mettersi in tasca quel “benedetto” (“maledetto…”) pezzo di carta. Insomma, lo faccio per me e per la mia professionalità. Per darmi un tono, se vogliamo osare la battuta… ( “That rug really tied the room together” –  “Quel tappeto dava un tono all’ambiente” cit. Il grande Lebowski di Joel Coen). Per dare un senso al lavoro degli ultimi quindici anni, e per riscattare quella libera professione che non mi ha permesso di avere “una pratica” attraverso cui accedere all’esame di stato.
  • E studio anche per le mie passioni sportive: scialpinismo e vela. Perché ora sono viva e le gambe mi tengono bene, la testa funziona, cuore e muscoli trasudano adrenalina. Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza
  • Cerco di preservare la mia integrità mentale.
  • Di doman non c’è certezza..

A voi tutti che leggete chiedo un favore. Anzi no. Piuttosto. Invitatemi a bere un bicchiere di vino.